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Come guadagnare dieci anni di giovinezza con pc, console e nipoti

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Con più fitness sulla Wii e meno sudoku sullo smartphone si può rallentare il processo di invecchiamento mentale e fisico. A dirlo diversi studi pubblicati negli ultimi giorni su riviste scientifiche internazionali redatti da giovani ricercatori, anche italiani, che comprovano l’apporto positivo sulle capacità cognitive di pc, touch screen e console sulle persone over 60

Valeria Bordone ha 33 anni, ha lasciato l’Italia con in tasca la laurea con lode in Economia alla Bocconi per approfondire gli studi. Dopo un master a Londra alla London School of Economics, è approdata a Mannheim dove ha conseguito un Phd in sociologia all’Università e da qui si è trasferita all’IIASA in Austria. Da allora non è più rientrata nel nostro Paese. All’International Institute for Applied Systems Analysis ha potuto, racconta al telefono, perseguire con profitto, soddisfazione e un degno stipendio il suo obiettivo, indagare gli effetti dell’invecchiamento sulla società su scala globale e lavorare a un grande progetto che mira a ridefinire la terza età. La domanda a cui dare una risposta è: in una società moderna dove l’aspettativa di vita si allunga di anno in anno quando si diventa vecchi? Il criterio non può più essere più solo anagrafico, e per questo tra i tanti istituti internazionali anche l’IIASA all’interno del dipartimento che si occupa dei trend di crescita della popolazione mondiale, la dottoressa Bordone e gli altri ricercatori del team si stanno dedicando al progetto di Reaging (The Reassessing Aging from a Population Perspective).

Qui a Vienna Valeria con la collega Nadia Steiber e il direttore Sergei Scherbov hanno indagato l’effetto Flynn, (aumento nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione rilevata negli anni) pubblicando la loro scoperta sul paper “Smarter every day: The deceleration of population ageing in terms of cognition”: c’è un impatto positivo e misurabile della tecnologia sulle capacità cognitive degli anziani. Nello studio si afferma che il declino delle capacità cognitive degli over 60 sta rallentando.

I risultati e le metodologie delle ricerche dello IIASA
Un campione di anziani inglesi e tedeschi, (età media 60 anni) rappresentativo per grado di istruzione, stato economico e di salute della società a cui appartengono, sono stati sottoposti nel 2006 e nel 2012 a quattro test cognitivi standard. Dal confronto delle performance, che hanno misurato le loro abilità sulla fluenza verbale, memoria, accuratezza, si è scoperto che i punteggi ottenuti dai sessantenni erano pari a quelli dei 52enni misurati dieci anni fa.
La spiegazione di questa inversione di tendenza è da attribuirsi, secondo i ricercatori, all’impatto della tecnologia diffusa nella vita quotidiana. L’uso di touch screen, pc, smartphone è dunque in grado di rallentare il processo naturale di invecchiamento del nostro cervello. Anche se il grado di istruzione continua ad avere peso rilevante è dunque registrabile l’incremento di alcune capacità cognitive anche sull’anziana signora con scolarità bassa che va a ritirare la pensione allo sportello del bancomat e guarda la telenovela sul digitale terrestre.

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Un’altra ricerca condotta da Valeria Bordone con Bruno Arpino “Does granparenting pay off? The effect of child on grandparents cognitive functioning” ha poi misurato l’effetto positivo dei nipoti sulla mente dei nonni. Le persone anziane che si prendono cura dei nipotini con regolarità hanno più successo nei test soprattutto in quello che misura la fluenza verbale. Aiutare i più piccoli a fare i compiti, raccontare loro delle favole e condividere i ricordi aumenta dunque tangibilmente le capacità verbali degli anziani. Se saremo dunque tutti più abili in futuro lo dovremo anche all’avanzamento della tecnologia e alla vicinanza, anche in ambito professionale, ai più giovani. C’è però un ma. Uno studio di Nadia Steiber, pubblicato sulla rivista Plos One “Population Aging at Cross-Roads: Diverging Secular Trends in Average Cognitive Functioning and Physical Health in the Older Population of Germany” indica che se cognitivamente siamo più performanti dal punto di vista fisico, rispetto al passato, ci stiamo però impigrendo e “rammollendo”. Questa tendenza è misurabile con l’aumento dell’obesità e alle malattie croniche legate alla sedentarietà. Una soluzione? Nell’attesa che la gerontotecnologia inventi nuovi robot che ci preservino forma fisica e mentale, dovremmo giocare di più con i nipoti con la Wii Fitness e fare meno Sudoku e solitari sullo smartphone.

  • Tiziana |

    Mi è’ piaciuto molto l’articolo sull’impatto positivo della tecnologia e la cura dei nipotini come fattori positivi per rallentare l’invecchiamento e migliorare la qualità della vita anche dopo i sessanta. Porterei l’attenzione anche sugli aspetti legati all’affettività come forte elemento motivazionale per non cadere preda di depressione e solitudine. A qualsiasi età l’apprendimento è’ potenziato se favorito da un ambiente accogliente e positivo.
    Grazie per il vostro lavoro.

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