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La vita la prevede l’algoritmo ma in cambio vuole i tuoi dati

Dopo Personality Insights  di IBM (il tool che si basa sull’analisi linguistica di un testo che restituisce in pochi secondi il profilo dello scrivente) è comparso online il tool Aging.Ai test per capire l’età biologica e il sesso a partire da una quarantina di parametri, quali per esempio livello di glucosio e colesterolo, che abitualmente si ritrovano nei referti dopo essersi sottoposti a esami del sangue di routine. Anche se si presenta come un esperimento ludico e quindi non viene utilizzato per scopi scientifici ma per aumentare la consapevolezza dell’importanza di fare esami  periodici a scopo preventivo, il test ha alla sua base un algoritmo sofisticato sviluppato dall’analisi di milioni di dati veri.

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Agibg.ai è opera dello staff del biogerentologo  Alex Zhavoronkov, PhD, CEO di Insilico Medicine e direttore del centro di ricerca inglese Biogenontology Research Foundation: “L’idea”, racconta lo scienziato, “ci è venuta dopo il lancio di How-Old.net di Microsoft – il sito che calcola l’età di una persona persona attraverso l’analisi della foto- che ci ha ispirato a sviluppare un sistema consumer-friendly per indovinare l’età del paziente dall’analisi della semplice biochimica del sangue. Questi esami sono infatti in grado di rilevare molti problemi prima che si trasformino in patologie. Il tool anonimo serve dunque ad incoraggiare le persone a conoscere i numerosi componenti del sangue e a incentivare uno stile di vita più sano”. L’algoritmo può indovinare il sesso, senza l’utilizzo di livelli ormonali, con il 99% di precisione, e l’età utilizzando tutti i parametri richiesti, con un tasso di precisione  che si avvicina al 70%, percentuale che potrebbe migliorare con i dati che gli utenti decideranno di  inserire (più persone  ne faranno uso, tanto più l’algoritmo verrà affinato). Il prof. Zhavoronkov non è nuovo a trovate scientifiche borderline. Dopo che l’anno scorso aveva fatto scalpore perché testava su di sé un presunto elisir di lunga vita, giorni fa ha annunciato sul Wall Street Journal di voler lanciare, con un’operazione di crowdfunding, una rivista dove pubblicare i risultati di auto-sperimentazione di farmaci da parte di scienziati e pazienti che tentano la via dell’automedicazione. Pare infatti che la pratica del medico che si trasforma in paziente zero stia prendendo piede soprattutto con l’avanzare degli studi sulla genomica.

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L’uso dei big data e dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario è solo all’inizio. Nei prossimi cinque anni l’investimento annuale di operatori e consumatori in diagnosi e terapie generate da super calcolatori diventerà dieci volte più grande, secondo l’analisi della società Frost & Sullivan, cioè passerà da 600 milioni di dollari  all’anno nel 2014 a sei miliardi milioni nel 2021.

Il pericolo più sentito resta comunque la privacy, quanto sono ben custoditi dati così sensibili?  Alcuni fatti di cronaca accaduti negli Stati Uniti destano preoccupazione. A Hollywood il database del Presbyterian Medical Center è stato messo fuori uso da un attacco di hacker e i dirigenti hanno deciso di pagare il riscatto (40 bitcoin circa 17mila dollari) pur di ritornare in possesso delle cartelle cliniche dei pazienti. Nonostante il rischio di vulnerabilità dei sistemi di raccolta dei dati esista, sempre più persone decidono di contribuire al progresso scientifico fornendo il proprio tracciato biologico o genomico. Lo testimoniano  numerosi  progetti di ricerca sul genoma sviluppati da fondazioni o università, come ad esempio il Personal Genome Project di Harvard,  a cui hanno partecipato 100mila  volontari. Il potere del data mining però, ne ha parlato recentemente anche il New York Times nell’articolo “Give up your data to cure disease“, è indiscusso e ogni giorno vengono annunciate scoperte rese possibili dall’analisi e dall’incrocio dei dati clinici. Se siamo disposti a barattare la nostra vita digitale su una vetrina aperta come Facebook o per altri servizi di cui non possiamo più fare a meno (il conto online, Amazon, Uber) probabilmente dovremmo anche essere pronti a dare in futuro il nostro contributo anche alla cura per noi stessi.