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Dall’Homo sapiens ai cyborg. Tra 200 anni la Silicon Valley governerà il mondo?

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Nel 2200, ma nessuno di noi potrà verificarlo, l’uomo si trasformerà in un cyborg. A rilanciare l’ipotesi al The Telegraph non uno scrittore seguace di  Philip K. Dick, bensì Yuval Noah Harari, storico e professore presso l’Università ebraica di Gerusalemme, uno dei più antichi e rispettabili atenei al mondo.

Harari, autore del best seller “Sapiens: A Brief History of Humankind” (pubblicato lo scorso anno in Italia da Bompiani con il titolo “Da animali a dei. Breve storia dell’umanità”), è convinto che l’uomo e la macchina si uniranno per diventare una nuova specie e questo avvento rappresenterà la più grande evoluzione nella storia fin dalla comparsa della prima forma di vita:”Fino a circa 50.000 anni fa c’erano almeno altre cinque specie di esseri umani sul pianeta. L’Homo Sapiens, il nostro antenato, ha vissuto principalmente in Africa orientale, poi c’è stato l’uomo di Neanderthal in Europa, Homo Erectus in parte dell’Asia, e così via. Ora c’è solo la nostra. E’ arrivato  il momento di un upgrade”. Il professore sostiene nel libro che l’uomo, che per sua natura aspira all’immortalità grazie ai progressi nella tecnologia e nell’ingegneria genetica possa ora raggiungere questo traguardo.

In questa sua previsione la lunga vita sarà possibile esclusiva di una élite ristretta di miliardari cyborg, mentre i  poveri continueranno a morire. Naturalmente il luogo dove questa rivoluzione verrà messa in atto è la Silicon Valley: “Il posto più interessante del mondo dal punto di vista religioso, non è il Medio Oriente, ma la Silicon Valley dove si sta sviluppando la tecno-religione. Laggiù scienziati e informatici lavorano per combattere la morte: per loro l’immortalità è solo un problema tecnologico da risolvere”. E prima o poi, è questa la tesi dello storico, ci arriveranno.

L’unico dato finora certo è che grazie ai progressi nelle biotecnologie degli ultimi 50 anni l’uomo ha guadagnato 12 anni di aspettativa di vita. Il dibattito è aperto, la meta -ancora- lontana.