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La battaglia per archiviare il dna umano è sul cloud

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C’è una “nuvola” che nel 2018 raggiungerà il valore di almeno un miliardo di dollari: a contendersela sul campo,  per il momento, ci sono Amazon Web Services e Google Genomica. Questo tesoretto è il nostro DNA raccolto da aziende di biotech e istituzioni accademiche archiviato in exabyte sulle piattaforme virtuali. Il cloud computing rappresenta infatti la soluzione ideale per il settore delle biotecnologie: a  costi contenuti questo tipo di dati sensibili possono essere conservati in sicuri data center e condivisi su qualsiasi dispositivo in ogni parte del mondo. Sul mercato oltre ad Amazon e Google ci sono anche Microsoft Azure e Alibaba, quest’ultimo, pochi giorni fa ha stretto accordi con Intel, Equinix negli Stati Uniti, e la Singtel a Singapore per espandere il cloud oltre confine. Secondo la società di consulenza IDC tra tre anni il cloud computing, solo negli Usa, avrà un giro d’affari di 75 miliardi di dollari (ora siamo a quota 30 miliardi).

 I costi e l’effetto cloud sulla ricerca

Ma se i cloud provider guadagnano è anche la scienza che trae beneficio da questa tecnologia. Per J. Craig Venter, il biologo americano che è stato uno dei primi scienziati a mappare il genoma umano, il futuro della genomica dipenderà sempre di più dal cloud.  Venter, racconta a Reuters, delle difficoltà incontrate nell’importazione dei dati genomici nei server della Human Longevity  a San Diego provenienti dal Venter Institute a Rockville, Maryland:” La trasmissione era così lenta che abbiamo dovuto inviare delle chiavette via FedEx da un posto all’altro. Ora  il nostro patrimonio è custodito su Amazon ed elaborato dai  software della DNAnexus”.
Amazon fa pagare 4, 5 dollari al mese per “memorizzare” un genoma umano completo, mentre Google ne chiede da 3 a 5. A questa tariffa bisogna poi aggiungere il costo del trasferimento dati e il tempo di calcolo dei  software. Il servizio non è però sempre a pagamento.Per alcune istituzioni governative come il National Institutes of Health ( NIH) o progetti di fondazioni no profit, come il Sequencing Project per Alzheimer, l’archivio delle “molecole della vita” è gratis.

A conferma di quanto la nuvola possa aiutare la ricerca scientifica globale il 27 marzo scorso, il NIH, ha pubblicato sul suo sito  le linee guida del Genomic Data Sharing per facilitare i ricercatori nella elaborazione e la condivisione di documenti.
Se vivremo più a lungo e in salute dunque, lo dovremo anche alle “nuvole”.

 

Il traffico dati nel cloud