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La pillola della giovinezza? E’ nell’Internet, ma delle cose

</span></figure></a> Percentuale di over 65 rispetto al totale nel mondo
Percentuale di over 65 rispetto al totale nel mondo

Se qualcuno aveva dei dubbi sull’invecchiamento progressivo in atto nel nostro Paese dopo gli ultimi rilievi Istat dovrebbero sparire: la popolazione residente in Italia è sostanzialmente arrivata alla crescita zero e l’età media è di 44,4 anni. Gli anziani (65 anni e oltre) sono il 21,7%, e i “grandi vecchi” (80 anni e più) sono il 6,5% della popolazione. Le persone ultracentenarie sono 19 mila (3 mila uomini e 16 mila donne) e quelle con almeno 105 anni sono più di 800.Come far fronte a questa situazione? Oltre a rivedere il sistema pensionistico quello che dovrebbe preoccuparci è che una popolazione sempre più senior impatterà sulla società che dovrà mutare radicalmente per accoglierla. Servizi come la mobilità, l’assistenza sanitaria, ma anche beni primari si dovranno adeguare. Il cambiamento, già in atto, è appena iniziato.Se è statisticamente provato che viviamo più a lungo e facciamo pochi figli e altrettanto vero che moriamo vecchi e malati: il 40% dei più di 65 anni ha più di tre malattie croniche. Per modificare questo percorso dobbiamo innanzitutto cambiare il nostro stile di vita, abbandonando le cattive abitudini che ci fanno ammalare: dieta squilibrata, sedentarietà, fumo e alcol. La prevenzione, i geni e la tecnologia faranno il resto.

Non solo bacche di Goji

In Cina, lo scrive l’FT, c’è l’esplosione del commercio di integratori sintetici e naturali, ginseng, ganoderma, e bacche di Goji che vogliono conquistare il mercato degli anziani sempre alla ricerca di nuove fonti di giovinezza. Ma il Lycium barbarum e il Lycium chinense, se pur ricchi di vitamine, calcio, ferro e selenio con proprietà antiossidanti, hanno effetti diversi da nanocapsule medicali che si stanno sperimentando per rimuovere depositi di colesterolo nel sangue. Il vero impatto sulla qualità della vita dei senior arriverà dunque dai progressi nella medicina e nella genetica e dall’IOT (internet of things). Ad affermarlo è, tra gli altri, Joseph Coughlin direttore di Age Lab il laboratorio del Massachusetts Institute of Technology dove si svolgono attività di ricerca sul futuro dell’invecchiamento globale. Couglin ha raccontato al Wall Street Journal come l’Internet delle cose, offra un grande potenziale per migliorare il modo in cui vivremo da pensionati. Un esempio: negli Stati Uniti il 40% delle donne più di 65 anni vive da solo, con figli lontani in un altro stato. Spesso questi soggetti si dimenticano di prendere le pillole, non sempre riescono a uscire di casa per fare la spesa, e si ammalano gravemente. Vanno dunque accuditi.

Se ora ci affidiamo alle badanti domani dispositivi informatici e sensori costantemente connessi alla rete potranno monitorare e gestire comportamenti quotidiani per preservare salute e benessere nei soggetti over 70. Quello che Joseph Coughlin immagina è un’architettura di servizi tecnologici installata a casa nostra come la piattaforma di Sky che pagheremo con un abbonamento e che bisognerà includere come costo essenziale, al pari della bolletta dell’acqua. La nonna sulla sedia a dondolo lascerà il posto a un’anziana signora seduta su una poltrona reclinabile in grado di misurarne in tempo reale tutti i parametri vitali, mentre leggerà le notizie con gli oculus e parlerà con i nipoti via Skype. Il prezzo da pagare oltre al mensile sarà la nostra privacy che dovremmo salvaguardare in cambio, lo afferma Coughlin, i nostri giorni plasmati dalla domotica e dai wearable saranno molto più “smart&comfortable”.