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Resveratrolo o fitomelatonina? Ecco la start up che misura gli effetti delle creme anti età

Scenda al film "La morte ti fa bella"C’è anche uno scienziato italiano dietro i cosiddetti “miracoli” della scienza applicata alla bellezza.  Che poi miracoli non sono, ma investimenti milionari per individuare e testare l’ultima sostanza antirughe da immettere su un mercato di consumatori sempre meno giovani  e più sofisticati.

Andrea Cavagnino originario di Novara, dopo la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF) e il dottorato di ricerca all’Università del Piemonte Orientale, è approdato all’Università di Edimburgo, in Scozia, per approfondire lo studio delle proteine chiave nella lotta alla malaria. Nel 2012 si trasferisce a Parigi dove lavora all’Institut Curie e al Centro di Ricerca Nazionale Scientifica francese (CNRS). Qui durante un congresso internazionale per giovani scienziati incontra Martin Baraibar, anch’egli ricercatore all’Università Pierre Marie Curie. Nel 2015, dopo due anni di sperimentazione, dalla collaborazione di Martin Baraibar e del Prof. Bertrand Friguet, dell’unità di ricerca di «Adattamento biologico ed invecchiamento», nasce la start up OxiProteomics, società che ha l’obiettivo di testare scientificamente l’efficacia dei prodotti anti età, di cui Cavagnino è project manager.
La neonata azienda, che ha già trai suoi clienti L’Oréal e Pierre Fabre, ha appena ricevuto al Salone internazionale dell’Innovazione Cosmetica di Parigi il premio «Startup Awards». “Il meccanismo, che sta alla base dei nostri brevetti -spiega il biochimico di Novara-  è prevenire l’ossidazione delle proteine. I cambiamenti legati all’aspetto della pelle durante l’invecchiamento (rughe, macchie, etc.) sono legati a mutazioni a livello molecolare e cellulare, tra i quali il danno legato all’ossidazione delle proteine gioca un ruolo chiave. A questo si sommano i fattori di invecchiamento ambientale, come l’irradiazione UV o l’inquinamento che, contribuiscono alla perdita della funzionalità delle proteine e all’accumulo di molecole tossiche. La tecnologia Oxi-DIGE mira quindi a verificare se un trattamento è efficace a prevenire l’ossidazione delle proteine e al contempo riesca a conservare la pelle giovane ed in salute. Consente anche di rivelare e quantificare l’ossidazione con livelli di performance e sensibilità elevatissimi, in tempi ridotti attraverso l’uso di sonde fluorescenti che le riconoscono in modo specifico. Fino a poco tempo fa, le tecniche di rivelazione basate sull’uso di anti-corpi offrivano risultati con seri limiti di riproducibilità e accuratezza. Ora però possiamo determinare, in maniera affidabile e misurabile, se un prodotto anti-età è efficace nel creare uno scudo antiossidazione. Il nostro team, prosegue Cavagnino, è di sei persone ma contiamo di crescere a breve visto l’interesse suscitato anche da aziende italiane durante la kermesse fieristica”.

I servizi di OxiProteomics si rivolgono dunque agli operatori del settore cosmetico che prima di immettere un nuovo prodotto nel mercato possono avere una leva in più per valutare la performance di un trattamento o di un nuovo principio attivo anti età o anti-ossidante a partire da diversi campioni biologici: colture cellulari, espianti di pelle, liquidi biologici ed anche da un piccolo strato di pelle prelevato attraverso l’uso di un apposito «scotch».

I numeri del mercato che non conosce crisi

Secondo il recentissimo report di Transparency Market Research (TMR) il mercato globale per i prodotti di cura della pelle a livello mondiale nel 2014 è stato di 110,7 miliardi dollari nel 2014 ed è in costante crescita. Tra 5 anni, secondo le stime della società di consulenza americana, raggiungeranno i 155,4 miliardi.