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Osservatorio AUB: le aziende familiari italiane sono longeve, ricche e guidate da 70enni (ma devono cambiare leader)

Ricche, longeve, con leader ultrasettantenni e poche propense a conquistare altre fette di mercato attraverso acquisizioni. E’ questo il quadro delle aziende familiari stilato come ogni anno dall’Osservatorio Aub (AIdAF, UniCredit e Bocconi) curato da Guido Corbetta, Alessandro Minichilli e Fabio Quarato della Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle aziende familiari in memoria di Alberto Falck. Le imprese a controllo familiare vincono il confronto con le non familiari in termini di crescita, di redditività e di creazione di posti di lavoro considerando sia l’ultimo anno, sia il medio periodo e tornano a indicatori di performance simili a quelli pre-crisi. Preoccupano però il poco interesse per le acquisizioni e l’invecchiamento dei responsabili d’azienda.

crescita

Fatturato in crescita
I dati della settima edizione sono rappresentativi dell’universo dell’impresa italiana perché l’Osservatorio monitora tutte le 15.722 aziende con fatturato superiore a 20 milioni di euro responsabili del 66,5% del valore aggiunto delle imprese italiane attive in industria e servizi e del 33,1% della loro occupazione.Nel periodo 2010-2014 le imprese familiari hanno aumentato il numero di dipendenti del 5,3% medio l’anno, contro l’1,2% delle non familiari. Il trend di crescita del fatturato è allineato a quelle non familiari per quanto riguarda le piccole imprese (20-50 milioni di fatturato), ma sostanzialmente maggiore per quelle medio grandi (più di 50 milioni). In termini di redditività, invece, i risultati migliori delle imprese familiari riguardano tutte le dimensioni: il Roi è del 7,8% contro 6,8% per le medio-grandi e dell’8,6% contro 7,4% per le piccole.

acquisizioni

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Poche acquisizioni
«Dobbiamo però tenere sotto osservazione due segnali», dice Guido Corbetta, «la scarsa capacità di crescita esterna attraverso acquisizioni e l’elevata età di chi dirige le aziende familiari». Tra il 2000 e il 2014 solo il 6,7% delle aziende familiari ha realizzato almeno un’acquisizione, contro il 9,1% delle non familiari, che rimane comunque un dato molto basso. Anche gli investimenti diretti all’estero riguardano una minoranza delle imprese, ma in questo caso le aziende familiari (il 29,6% di esse ne ha effettuati) sono più attive di quelle non familiari (21,3%).

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Family leader over 70 ma è in atto il processo di successione generazionale
Più preoccupante il fatto che l’età dei leader delle aziende familiari italiane (ad o presidenti) sia molto elevata e che con l’età del leader peggiorino le performance aziendali. Il 22,6% dei leader ha più di 70 anni (e un altro 24,6% supera i 60) e solo il 5,3% meno di 40, con le aziende gestite dai più anziani che registrano un Roe inferiore di -0,8-1,2 punti rispetto alla media e quelle gestite dai più giovani che hanno un risultato migliore di +1,9 +2 punti. Un segnale positivo è il riavvio, dopo gli anni della crisi, del processo di successione generazionale, sostiene ancora il professor Corbetta, attraverso la forma di leadership collegiale, che prevede più di un amministratore delegato, e che viene usata per affiancare un rappresentante della generazione successiva alla generazione precedente. Questa riguardava il 35,8% delle aziende familiari medio-grandi nel 2007, ma è arrivata al 41,4% nel 2014.

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